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Cina e Giappone in crisi
L’economia cinese continua a rimanere l’unica ad avere tassi di crescita positivi, tuttavia sta avendo dei rallentamenti piuttosto evidenti, infatti nel 2007 registrò un tasso di crescita del 13%, mentre nel 2008 ha registrato il 9%. Probabilmente questo rallentamento è dovuto dal fatto che, come ben noto, la Cina è un paese che vive principalmente di export, quindi se le economie occidentali entrano in recessione automaticamente quella cinese le segue.L’obiettivo del Governo cinese è quello di far stabilizzare il tasso di crescita annuo all’8% per migliorare le condizioni di vita della popolazione e garantire un’occupazione ad essa, ma secondo gli esperti nel corso del 2009 il Paese non riuscirà a mantenere questo tasso di crescita e ciò potrebbe causare svariati disordini civili o addirittura manifestazioni violente, ma soprattutto l’inizio di un incontrollato aumento della disoccupazione.
Nel frattempo in Giappone il livello delle esportazioni è crollato del 35% rispetto all’anno scorso e si prevedono delle riorganizzazioni aziendali che avranno come nucleo diversi tagli al personale che potrebbero far cadere la seconda economia mondiale in una crisi ben più profonda di quella attuale e anche di quella cinese. Anche le importazioni hanno avuto un brusco calo scendendo del 21,5% rispetto all’anno scorso, questo a causa dell’apprezzamento che lo yen ha avuto nel 2008 nei confronti delle principali valute, in particolare nei confronti del dollaro contro il quale ha guadagnato il 19%.

Si pensa che per il Giappone sia la peggiore crisi dal 1974 in quanto si prevede un calo del PIL del 12% causato dal crollo industriale che ha registrato una flessione dell’8,5%. La Bank of Japan ha annunciato che intende aumentare i fondi ed acquistare obbligazioni societarie per far fronte a questa terribile crisi.








