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Come porre fine alla tragedia greca, parte 3
Parlare di tagli per gli investitori privati fa tuttavia innescare immediatamente delle preoccupazioni di contagio. Ma i mercati stanno già assegnando una probabilità alta al default greco. Le agenzie di rating hanno da tempo messo il debito greco nel territorio del junk, e ora stanno dando anche al debito portoghese e al debito irlandese lo stesso status.
In più, la situazione si sta diffondendo in Spagna e in Italia, dimostrando che il contagio si sta già verificando, anche in assenza di una decisione ufficiale circa il debito greco.
L’Unione europea ripone le sue speranze in un meccanismo di riduzione del debito greco, ovvero dei prestiti dal Fondo europeo di stabilità finanziaria che avrebbero permesso alla Grecia di acquistare il proprio debito, scontato, sul mercato secondario.
Ma, consentendo all’EFSF di finanziare il riacquisto del debito è una cosa che non convince tutti. Da un gran numero di ricerche teoriche ed empiriche, generate da sforzi dei paesi in via di sviluppo di riacquistare il loro debito nel corso degli anni ’80 e ’90, ha dimostrato che questa opzione è ben lungi dall’essere una cura. Il motivo principale è semplice: come il debito si riduce, il suo prezzo aumenta sul mercato secondario, limitando fortemente i vantaggi per chi lo acquista.
Finora, sul mercato si tratta solo lo scambio di vecchi titoli greci per contanti o di nuovi titoli greci. Sarebbe di gran lunga preferibile scambiarli per l’Eurobond, sostenuto dalla fiducia e dal credito di tutti i paesi della zona euro.
I ministri europei stanno ancora lottando per capire che cosa fare e per cercare una soluzione che possa raddrizzare questa situazione. A questo punto, se ciò che è accaduto negli ultimi 18 mesi sarà solo una sorta di inizio di quello che potrà accadere in futuro, è una cosa che presto si saprà, per cui bisogna stare molto attenti.











