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Cosa emerge dal Summit UE?
Prima di vertice della scorsa settimana, l’incontro stesso è stato concepito per risolvere la crisi dell’euro. Qual’è stato, alla fine, il risultato che si è raggiunto? Ciò che è emerso da Bruxelles è un accordo che non è riuscito a correggere i difetti strutturali che minacciano di distruggere l’euro. Infatti, in molti casi, l’accordo può rendere questi difetti peggiori. Il meglio che si può sperare è che la Banca centrale europea riesca a tenere le cose a posto fino al prossimo vertice di marzo. La cosa peggiore che si può realisticamente immaginare è il crollo della moneta unica.
Il pacchetto completo che è emerso alla fine della due giorni rappresenta un progresso molto piccolo. L’analisi della crisi presentata nella dichiarazione finale di venerdì è sempre la stessa da due anni armai, ovvero da quando la Grecia è entrata in crisi. Praticamente, questa crisi è colpa di pochi paesi dell’Europa meridionale che hanno giocato ad un tira e molla con le loro finanze.
La soluzione offerta è in gran parte la stessa, ovvero i paesi che stanno meglio, quello che non hanno questi spaventosi buchi di bilancio, devono mettere soldi di tasca loro per salvare il salvabile. Sono state prese delle disposizioni in merito al fatto che ogni paese deve perseguire un pareggio di bilancio, come se il settore pubblico non dovesse rispondere alla regola della recessione o della crisi come già fa il settore privato, le minacce di sanzioni automatiche per ogni governo che cozza con le regole avrebbero dovuto già essere applicate in passato.
Inoltre, tali sanzioni sono praticamente rilevanti solo per la Grecia, mentre non aiutano affatto paesi come Spagna e Irlanda, la cui crisi deriva dalle bolle immobiliari e dalle banche, piuttosto che dai governi. Anche se la crisi è arrivata in qualche modo fino ai confini nazionali di Francia e Belgio, le cose non sono cambiate.











