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L’euro ancora in crisi
La Banca centrale europea dovrebbe prendersi una pausa dal taglio dei tassi di interesse, anche se l’euro rimane ancora intrappolato in un circolo vizioso di costi governativi e di dati economici deboli. La prima settimana del 2012 non è stata incoraggiante per la valuta comune europea. Dopo un breve attacco di ottimismo alimentato dai dati di produzione, che sono migliorati all’inizio della settimana, l’euro alla fine ha ceduto al pessimismo generale sulla crisi del debito, arrivando al minimo da 15 mesi contro il dollaro e a quello mai raggiunto contro lo yen, addirittura sotto quota 98.
Gli sforzi da parte della BCE di sedare i mercati hanno avuto un successo limitato. La banca centrale continua a comprare titoli di emergenza del debito italiano e spagnolo, ma gli oneri dei titoli a 10 anni in Italia rimangono indomiti ad un rendimento del 7%, una soglia che gli economisti considerano insostenibile.
Gli analisti sono alla ricerca di indizi che la BCE possa effettuare un più aggressivo acquisto di bond, come una sorta di quantitative easing della Federal Reserve, che ha portato ad un forte deprezzamento del dollaro. Almeno per ora, il presidente della Bce, Mario Draghi, resiste all’idea. In definitiva, se la BCE vuole una maggiore attività economica, potrebbe fare effettivamente come la Fed e spingere a lungo termine i rendimenti obbligazionari più bassi.
Sull’euro pesa anche la paura di un downgrade di massa per le economie più indebitate in Europa, una mossa che potrebbe aumentare gli oneri finanziari di tutto il continente.
Dopo un periodo di calma, dicono gli analisti che le tensioni nei mercati obbligazionari europei stanno danneggiando l’euro. Gli investitori ora sembrano separare i rischi generati dalla crisi del debito in Europa da altri problemi legati alla crescita globale, rischi che dovrebbero essere dissolti o confermati questa settimana, dato che verranno pubblicati dei dati sulla produzione industriale delle economie più grandi in UE.











