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L’euro scende al suo minimo da 6 mesi
La tensione è ancora alta nei mercati finanziari. La seduta di venerdì ha visto i mercati azionari europei muoversi violentemente e l’euro cadere contro il dollaro al suo livello più basso da sei mesi. L’origine di queste nuove battute d’arresto sono state le dimissioni a sorpresa di Jürgen Stark, capo economista tedesco presso la Banca centrale europea, e le paure di un imminente di default della Grecia.
Le dimissioni di Jürgen Stark hanno accentuato la flessione del mercato. Ciò conferma che ci sono molte divisioni all’interno della BCE e questo mette in discussione la capacità di agire della banca stessa.
La maggior parte dei mercati europei sono scesi durante la sessione di venerdì pomeriggio. Molti indici sono vicini al livello più basso dal marzo 2009, al culmine della crisi finanziaria. La moneta unica è scesa contro il dollaro. Nel mercato obbligazionario, i rendimenti obbligazionari a 10 anni di Spagna e Italia sono aumentati come rendimenti, mentre quelli della Germania sono scesi ai minimi storici.
Jean-Claude Trichet si è difeso contro le critiche della sua politica di rimborso delle obbligazioni dei paesi in difficoltà. Gli investitori sono preoccupati della situazione di crisi che sembra in crescita. Ciò potrebbe limitare la politica di risalita dal mercato e penalizzare i paesi fragili come l’Italia.
Per molti una massiccia ristrutturazione del debito greco appare una cosa inevitabile. E’ uno scenario che gli investitori sembrano aver già costruito da tanto tempo, dato che l’assicurazione contro l’insolvenza della Grecia è salita di oltre 3500 punti.
Gli investitori ora seguiranno da vicino gli accadimenti di questa settimana, in particolar modo tutto ciò che potrebbe confermare l’ipotesi di un default della Grecia e della sua ristrutturazione del debito. Più in generale possiamo dire che finché si rimarrà al buio in merito all’attuazione delle decisioni dello scorso 21 luglio per quanto riguarda la Grecia, cosa che richiede il passaggio dei vari parlamenti, i mercati rimarranno bloccati. Le turbolenze sui timori della recessione, a loro volta, alimentano la volatilità del mercato.











